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Il sito e dedicato alla storia a e alla legittimità dell’Ordine Militare e Ospitaliero di Santa Maria di Betlemme

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STORIA E LEGITTIMITA’ DELL’ORDINE BETLEMITA

 

Alla morte di papa Callisto III veniva eletto dal conclave e posto sul soglio di Pietro, il cardinale Enea Silvio Piccolomini che assumeva il nome di Pio II.

Il nuovo Pontefice, temendo di perdere le ultime isole dell’Egeo ancora in mano alla cristianità, al fine di creare un valido baluardo alla dilagante avanzata Turca nel Mediterraneo orientale, con la Bolla “Veram semper et solidam” il 19 gennaio 1459 istituiva ufficialmente l’Ordine Militare e Ospitaliero di Santa Maria di Betlemme e ne stabiliva la sede nell’isola di Lemnos, con rango e prerogative identici a quelli dei Giovanniti di Rodi; la Bolla papale è ancora esistente nell’archivio segreto Vaticano Reg. 470 ai fogli 4-6/B. Il Raynaldi nel 1694 la pubblicò quasi per intero negli Annali Ecclesiastici; fu ancora pubblicata per intero da vari autori e in varie epoche, tra gli ultimi: il Crollalanza e il Rossi, alla fine del XIX secolo il prof. Vincenzo Privitera, nella sua opera “Ordini Cavallereschi”, la riporta integralmente. Nella Gran Cancelleria ereditaria di Treviso si conserva copia integrale autenticata dal Prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano.

Dall’istituzione di Papa Pio II, l’Ordine non ha mai cessato di esistere intervallando la sua storia anche con periodi di grande splendore. Vari Re, in tutte le epoche, hanno concesso privilegi, favori e riconoscimenti. Ricordiamo: il Diploma del Re Ferdinado I d’Aragona del 23 marzo 1492, il Diploma di Re Federico I dell’11 giugno 1500, le Lettere Patenti della Regina Maria Casimira di Polonia del 3 maggio 1709, il Diploma del Re di Polonia Leszczynski del 16 dicembre 1733 ed ancora di Sua Maestà Francesco II di Borbone, Re delle Due Sicilie, che il 22 settembre 1860, nel pieno delle sue prerogative reali, riconosceva nel suo Regno l’Ordine Militare e Ospitaliero di Santa Maria di Betlemme e concedeva vari privilegi al Gran Maestro Principe Felice Vito Amoroso d’Aragona. Sua Maestà Vittorio Emanuele III, Re d’Italia, privilegiò con Decreto Reale del 3 gennaio 1944, nel quale confermava fra l’altro che: “il Gran Maestro dell’Ordine Militare e Ospitaliero di Santa Maria di Betlemme gode in Italia degli stessi onori dovuti al Gran Maestro del Sovrano Ordine Militare di Malta...”, e dava facoltà agli insigniti di fregiarsi pubblicamente delle insegne dell’Ordine, senza bisogno di alcuna sovrana autorizzazione.

L’attuale Gran Maestro è Sua Altezza Imperiale e Serenissima il Principe Angelo Maria Amoroso d’Aragona, discendente dell’antichissima Famiglia Imperiale Bizantina di Michele II il Balbo che resse l’impero dall’820 all’867. L’origine imperiale della Famiglia “de Amorosa” venne riconosciuta e riconfermata da Sua Santità il Pontefice Pio II con la Bolla “Magnae devotionis tuae” del 16 marzo 1464, riconosciuta autentica con sentenza n. 102/1949 della Pretura di Vico del Gargano.

Molte sono le sentenze del Potere Giudiziario emanate fino ad oggi per ribadire la storicità, l’indipendenza, la legittimità e il pubblico uso delle insegne dell’Ordine Militare e Ospitaliero di Santa Maria di Betlemme: dal Pretore, dal Tribunale fino alla Suprema Corte di Cassazione della Repubblica Italiana.

Giova ricordare la sentenza del Pretura di Paliano del 2 aprile 1954, Pretore Felice De Simone n. 41 Reg. Gen. N. 23/54 Reg. Sent., che sancisce la legittimità dell’Ordine Militare e Ospitaliero di Santa Maria di Betlemme, e in merito recita:
“dovendosi ritenere legittimi, e comunque non soggetti alla inibizione di cui alla legge 3 marzo 1951 n.178, sia il conferimento e l’uso delle onorificenze dei due ordini di S. Giovanni d’Acri e S. Tommaso, nonché di Santa Maria di Betlemme, Ordini che per la loro condizione giuridica e per le peculiarità che sono state esaminate, non debbono essere confusi, ripetesi con le svariate organizzazione privatistiche nei cui confronti il legislatore ha inteso dettare quelle norme di carattere punitivo contenuta nella legge predetta...”

ALCUNE NOTE:

L'Ordine di Santa Maria di Betlemme è stato fondato il 19 gennaio 1459 con bolla “Veram semper et solidam” da Papa Pio II, Enea Silvio Piccolomini, per la difesa delle isole dell’Egeo.

Con Bolla «Magnae devotionis tuae» del 16 marzo 1464, lo stesso Pontefice laicizza l’Ordine e lo cede in collazione dinastica ai Principi Amoroso d’Aragona discendenti da una antica stirpe imperiale bizantina. Il Principe Daimberto (1459-1482) primo Maestro ereditario dell'Ordine di Santa Maria Betlemme muore in Napoli senza prole; fu sepolto nella chiesa di San Domenico Maggiore. Il Gran Magistero passò, per diritto ereditario, al fratello Giovanni che divenne il secondo Gran Maestro dell’Ordine.

Con la stessa Bolla, Pio II nomina il conte Antonio Crispo di Syrae Cancelliere ereditario.


Il Principe Daimberto de Amorosa
(Incisione del XVIII secolo)

Nel 1479 i Cavalieri dell'Ordine furono sconfitti nella lotta contro gli invasori e dopo la definitiva conquista dell’isola di Lemnos da parte dei turchi ottomani, furono costretti a lasciare definitivamente l'isola. I Cavalieri, con a capo il loro Gran Maestro, si trasferirono a Napoli, in Italia.


La Tomba del Principe Daimberto de Amorosa

Il 18 maggio 1484 Re Ferdinando I d'Aragona concesse ai Cavalieri Betlemiti il diritto di stabilirsi nel suo regno. La città di Napoli diventa la nuova Sede dei Cavalieri dell'Ordine di Santa Maria di Betlemme.

Il Principe Giovanni de Amorosa, il 1° febbraio 1495 ottenne dal re Ferdinando II d’Aragona per se e i suoi successori la reale concessione di aggiungere al proprio anche il cognome "d'Aragona"; morì a Napoli il 15 settembre 1519 e fu sepolto nella chiesa di San Giorgio.

Con il Decreto del 2 febbraio 1860, il Re delle Due Sicilie, Francesco II di Borbone, conferma la natura ereditaria in perpetuo del Gran Magistero degli Ordini di Santa Maria di Betlemme, nonché di San Giovanni d’Acri e San Tommaso (fondato nel 1205 dal Principe Aminado de Amerusio nella città di San Giovanni d’Acri), nella Famiglia dei Principi Imperiali Amoroso d’Aragona.

Il diploma del 26 settembre 1860, emesso da Re Francesco II delle Due Sicilie in favore del Principe Don Felice Vito Amoroso, pubblicato e riconosciuto autentico nella sentenza n. 102/49 di Vico del Gargano del 23 maggio 1949, viene di seguito riportato integralmente:

“Gaeta, 26 settembre 1860 - Francesco II. - Per la grazia di Dio - Re del Regno delle Due Sicilie, - di Gerusalemme ec. - Duca di Parma, Piacenza, Castro ec. ec. - Gran Principe Ereditario di Toscana ec. ec. ec. - Veduta la supplica al Nostro Real Trono umiliata dal fedelissimo suddito Don Felice Vito Amoroso, del Comune di Alessano, Gran Maestro per diritto ereditario, dell’Ordine Militare ed Ospedaliere di S. Giovanni d’Acri e S. Tommaso, nonché di quello di Santa Maria di Betlemme, con la quale ha esposto: Che il 20 agosto 1204 Aminado de Amorusio, figlio di Sire Giovanni, della città di Bari, ascendente di lui, essendo intervenuto alla Quarta Crociata, dopo la conquista dell’Impero di Costantinopoli, fu riconosciuto dall’Imperatore Baldovino I come discendente legittimo e naturale in linea retta mascolina della dinastia di Michele II Balbo d’Amorio, Imperatore Romano d’Oriente, ed investito dell’avito Principato d’Amorio, trasmissibile con ordine di primogenitura nei suoi discendenti legittimi e naturali di sesso maschile per continuata linea retta mascolina; ed il 18 marzo del 1205, dallo stesso Imperatore, fu riconosciuto e confermato Maestro dell’Ordine Militare ed Ospedaliere di S. Giovanni d’Acri e S. Tommaso, da lui fondato nella città di S. Giovanni d’Acri, con altri gentiluomini crociati, il 12 gennaio del 1205, con la medesima trasmissibilità anche per il relativo Magistero. Che il 22 agosto 1259 Giovanni de Amerusio, della città di Bari, primogenito del sopra ricordato Aminado, fu confermato dall’Imperatore Baldovino II nel titolo di Principe di Amorio, e il 2 settembre dello stesso anno, anche quello di Maestro del già mentovato Ordine di S. Giovanni d’Acri e S. Tommaso. Che il 28 maggio 1325 Ruggero de Amerusio, della città di Bari, figlio di Mazziotto, altro ascendente di lui, ad intercessione del suocero Martino Zaccaria Paleologo, re dell’Asia Minore, fu creato da Filippo d’Angiò e Caterina di Valois, Imperatori di Costantinopoli, Despota d’Amorio con Galazia, con trasmissibilità del titolo secondo le stesse norme e condizioni sopra ricordate per il Principato d’Amorio, e con tutti gli onori e prerogative dei Despoti dell’Impero. Che anche l’altro ascendente di lui, Daimberto de Amorosa, della città di Amalfi, figlio di Ruggero, già procuratore e poi Maestro dell’Ordine Militare ed Ospedaliero di Santa Maria di Betlemme, fondato il 19 gennaio 1459 dal Pontefice Pio II, fu confermato in tale dignità con diritto ereditario dallo stesso Pontefice con Bolla del 16 marzo 1464. Che Ruggero de Amorosa, anche della città di Amalfi, familiare del Re Alfonso d’Aragona e padre del su ricordato Daimberto, il 14 marzo del 1471 fu riconosciuto e confermato Despota di Amorio con Galazia dall’Imperatore titolare di Costantinopoli Andrea Paleologo. Che il 20 ottobre 1483 Giovanni de Amorosa, della Capitale del Nostro Regno, figlio del testé ricordato Ruggero, ottenne dall’Imperatore Federico III il titolo di Conte Palatino, trasmissibile con ordine di primogenitura nei suoi discendenti legittimi e naturali di sesso maschile per continuata linea retta mascolina, esecutoriato in Napoli il 18 maggio 1494; ed i 23 marzo 1492, dal Re Ferdinando I d’Aragona, oltre che alla concessione di aggiungere al proprio il cognome d’Aragona, ottenne anche molti altri privilegi ereditari per lui e per l’Ordine Militare ed Ospedaliere di Santa Maria di Betlemme, privilegi tutti confermati dal Re Federico d’Aragona con diploma dell’11 giugno 1500. Che Carmino Mattia Amoroso, figlio di Filippo, anche della Capitale del Nostro Regno, altro ascendente di lui, ottenne il 16 dicembre 1733 dal Re Stanislao I di Polonia il titolo di Marchese del Real Soglio di Polonia, trasmissibile nei suoi discendenti legittimi e naturali d’ambo i sessi per continuata linea retta mascolina; ed il 18 luglio 1762 dal Vladika del Montenegro Vassilio III fu investito del titolo Voivoda di Rijeka, trasmissibile con ordine di primogenitura nei suoi discendenti legittimi e naturali di sesso maschile per continuata linea retta mascolina. - Tali cose esposte, il supplicante ha implorato il Nostro beneplacito, ond’egli ed i suoi discendenti legittimi e naturali in perpetuo possano usare dei titoli di Principe di Amorio, Conte Palatino, Marchese del Real Soglio di Polonia e Duca di Rjeka nel Nostro Regno, secondo le norme contenute nelle rispettive originarie concessioni; - Veduti i titoli originali di concessione, riconosciuti tutti autentici; - Veduti altresì i documenti presentati dal petizionario per contestare essere lui il legittimo successore ai titoli stessi; - Volendo accogliere benignamente la supplica a Noi rassegnata dal ricorrente, e dare allo stesso un particolare attestato della Nostra Sovrana benevolenza, in considerazione della ricordata origine imperiale della sua antica famiglia e delle molteplici pruove di attaccamento e di devozione da esso date al Nostro Real Trono; - Sulla proposizione del Nostro Ministro Segretario di Stato Presidente del Consiglio dei Ministri; - Abbiamo risoluto di decretare e decretiamo quanto segue: - Art. 1. - Riconosciamo per grazia speciale al fedelissimo suddito Felice Vito Amoroso del Comune di Alessano i titoli di Principe di Amorio, Conte Palatino, Marchese del Real Soglio di Polonia e Duca di Rijeka, e ne permettiamo di conseguenza l’uso nel Nostro Regno. - Art. 2. - I titoli di Principe di Amorio, Duca di Rijeka e Conte Palatino saranno trasmissibili in perpetuo e con ordine di primogenitura nei discendenti legittimi e naturali di sesso maschile del mentovato Felice Vito Amoroso, e nella linea collaterale fino al quarto grado, secondo le leggi del Regno. Il titolo di Marchese del Real Soglio di Polonia sarà trasmissibile nei discendenti legittimi e naturali d’ambo i sessi del ripetuto Felice Vito Amoroso per continuata linea retta mascolina. - Art. 3. - Concediamo per grazia speciale allo stesso Felice Vito Amoroso il titolo di Principe di Castel Alberico, trasmissibile in perpetuo e con ordine di primogenitura nei suoi discendenti legittimi e naturali di sesso maschile e nella linea collaterale fino al quarto grado secondo le leggi del Regno. - Art. 4. - Il titolo di Principe di Castel Alberico sarà meramente onorifico, nè produrrà alcun effetto che in qualsiasi modo potesse incontrare l’ostacolo della legge eversiva della feudalità in questi Nostri Reali dominii. - Art. 5. - Il Nostro Ministro Segretario di Stato Presidente del Consiglio dei Ministri è incaricato della esecuzione del presente Decreto. - Francesco - Il Ministro Segretario di Stato ff. Presidente del Consiglio dei Ministri - Piero C. Ulloa - Reg. al vol. I, fol. 1, n. 9 R.li. C.ni Gaeta - Il Direttore del Real Ministero della Presidenza - Antonio Ulloa”. A sinistra di chi guarda, in basso, vi è attaccato il Gran sigillo reale del Regno di Francesco II, impresso su disco di carta porosa, con gigli da giardino intagliati in quattro canti simmetrici; intorno al disco v’è la scritta: Francesco II Re del Regno delle Due Sicilie”, ed al centro lo stemma reale dei Borboni”.

 

RELAZIONI CON LA SANTA SEDE

Papa PIO X

Nel 1903 i Cavalieri guidati dal Gran Maestro, il principe Luigi Cesario Amoroso d'Aragona (1899-1931), furono ricevuti in udienza privata da S.S. il Papa Pio X (ora santo). Al termine dell’incontro, il Pontefice onorò la gloriosa Milizia con una fotografia, con la seguente dedica riconosciuta autentica: “Ai diletti figli, il Principe D. Luigi Cesario Amoroso, Gran Maestro Ereditario dell’Ordine di Santa Maria di Betlemme, ed i Cavalieri tutti dell’Ordine stesso, impartiamo di cuore l’Apostolica Benedizione - 16 agosto 1903 - Pius PP.X”.

L'Ordine ebbe il patrocinio dell’influente prelato della Curia Romana, il mons. Alfredo Ottaviani che, nel 1928-1929, occupava il posto del segretario della Sacra Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari, in seguito Vice Segretario di Stato del Vaticano. Tra i cavalieri dell'Ordine, in quel periodo, ci furono molti gerarchi della Chiesa Cattolica, rappresentanti delle famiglie sovrane e uomini dello Stato.


Il cardinale Alfredo Ottaviani

Nel 1930 venne pubblicato il libro dal titolo «Libro d’oro dell'Imperial Casa Amoriense», poi ripubblicato nel 1932, 1945 e 1949, con l'elenco dei titoli nobiliari e cavallereschi concessi dai Principi Imperiali Amoroso d'Aragona, discendenti diretti dalla Famiglia Imperiale Amoriense che sedette sul trono dell’Impero Romano d’Oriente dal 820 all’869.

 

"ORBET"

Nel 1924, il Gran Maestro Luigi Cesario Spiridione Amoroso d'Aragona (1899-1931) e, dopo di lui, il principe Pietro Amoroso d'Aragona (1931-1959), annuncio l'opposizione ufficiale al regime dittatoriale di Mussolini. I Cavalieri dell’Ordine crearono il centro di resistenza anti fascista ORBET (acronimo derivato dalla sigla «Ordine Betlemme»). La storia di questo movimento e piena di esempi eroici dei suoi cavalieri-partigiani, in diverse regioni del paese. Centinaia di famiglie ebraiche in tutta Italia sono state salvate dai gruppi ORBET. Con le armi nelle mani i partigiani difesero la libertà del loro paese. Il movimento fu perseguitato dai nazisti invasori. L’Ordine di Santa Maria di Betlemme fu inserito nella lista del Vaticano tra gli "ordini non riconosciuti" (pubblicazione su L’Osservatore Romano, 1 giugno 1933, Rivista Araldica [1933 fasc. X, p. 479], L'Osservatore Romano 25 agosto, 1938).

Nella Sentenza del Pretore di Paliano n. del 2 aprile 1954 - Pretore Felice De Simone N. 41 Reg. Gen. N. 23/54 Reg. Sent.; in merito agli articoli apparsi in passato sull’ “Osservatore Romano “riguardo all’Ordine Militare e Ospitaliero di Santa Maria di Betlemme, il Giudice chiarisce che:
“...In particolare, per ciò che riguarda lo Stato della Città del Vaticano, nessun valore può assumere ai fini della legittimità dei due Ordini in parola il contenuto di taluni articoli apparsi sul giornale “L’Osservatore Romano”, ove si accenna ad una pretesa irregolarità di detti Ordini nei riguardi della Santa Sede. A parte, invero, l’assoluta autonomia degli Ordini stessi, che come si è visto, non sono né pontifici né statali, le generiche affermazioni contenute in quel giornale non possono di certo valere ad infirmare l’essenza di documenti della cui autenticità e legittimità, già ribadita in numerosi giudicati della Magistratura Italiana, non è più lecito dubitare”.


I membri del movimento di resistenza antifascista ORBET (Napoli, 1944)

Nel 1944, i gruppi ORBET parteciparono alle famose, per la storia d'Italia, "Quattro Giornate di Napoli". La storia di questo evento è associata alla liberazione eroica della città di Napoli dall'occupazione nazi-fascista. Napoli è stata la prima tra le città europee a essere liberata dalle forze ribelli. Nel 1944, la residenza del Gran Maestro è spostata a Roma in un edificio situato sulla centrale Via del Corso ventisei, vicino alla famosa Piazza del Popolo. Nel 1949, nello stesso edificio, fu situato il Patronato Assistenziale Nazionale Ordine Betlemme, il fondo nazionale dell'Ordine permise di organizzare e coordinare in modo più efficace le attività caritatevoli dei soci dell’ORBET nel difficile periodo del dopoguerra. In memoria di questi eventi è stata istituita la medaglia commemorativa speciale ORBET, con la quale sono stati premiati centinaia di partigiani italiani per l’attività eroica e la partecipazione al movimento della resistenza. Sul lato frontale c’è il profilo del principe Pietro Amoroso d'Aragona, sul retro ci sono la Croce dell'Ordine di Santa Maria di Betlemme e la scritta: "In merito di chi ha visto la luce nel buio per mostrare il percorso di liberta e di giustizia il 7 ° giorno del mese di ottobre 1943".


Delegazione a Napoli al memoriale per i cavalieri caduti dell’ORBET (giorni nostri)

 

Papa Giovanni Paolo II

Dopo la legge n. 178 del 3 marzo 1951 la Santa Sede ha riconosciuto solo l’Ordine di Malta (SMOM) e l’Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme, ignorando le altre istituzioni cavalleresche, nonostante la loro storia e il loro glorioso passato non fosse in nessun modo inferiore agli Ordini "riconosciuti". Gli Ordini dinastici della Casa Amoroso d'Aragona, così come l'Ordine di Casa Savoia, insieme con altri, sono stati ignorati.

Durante il pontificato del Papa Giovanni Paolo II, i rapporti con l'Ordine di Santa Maria di Betlemme hanno cominciando ad allinearsi positivamente. Il 26 luglio 2002 presso la “Sala Nervi” in Vaticano, ci fu un’udienza dei Cavalieri dell'Ordine di Santa Maria di Betlemme con Papa Giovanni Paolo II. Hanno partecipato i delegati dell'Ordine delle diverse regioni d'Italia, assieme ai loro figli e nipoti. Durante l’udienza fu presentato un quadro, il ritratto del Papa Giovanni Paolo II con i simboli dell'Ordine di Santa Maria di Betlemme, dipinto dal conte Antonio Crispo. Il Papa ha dato la benedizione apostolica ai cavalieri e a tutti i presenti. Alla fine dell’udienza sono stati fatti gli onori cerimoniali militari dalle Guardie Svizzere della Santa Sede.

Il 26 ottobre 1980 è stato beatificato dalla Chiesa cattolica il Cavaliere dell'Ordine di Santa Maria di Betlemme, Bartolo Longo (nato il 10 febbraio 1841 – morto il 5 ottobre 1926), che nell’enciclica di Papa Giovanni Paolo II «Rosarium Mariae» e stato anche nominato “Apostolo del Rosario”. La sua beatificazione fu un evento sensazionale nella storia dei Cavalieri dell'Ordine di Betlemme. Un quadro con la sua immagine, vestito da Cavaliere dell'Ordine di Santa Maria di Betlemme, fu esposto nella Sala delle Offerte del «Pontificio Santuario di Pompei».


Beatificazione del Beato Bartolo Longo


Bartolo Longo
(Pittura, esposta nel santuario principale «Pontificio Santuario di Pompei»)

 

L'Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme

Sua Beatitudine, il Patriarca Cattolico (Latino) di Gerusalemme, Gran Priore dell'Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme, Michel Sabbah, incontra i Cavalieri dell’Ordine Betlemita, guidati dal Gran Cancelliere Ereditario dell’Ordine Betlemita, Sua. Ecc. il Marchese Gran Collare dr. Paolo Cecconato di Pergamo (nella foto).


Patriarca Cattolico (Latino) di Gerusalemme, Gran Priore dell'Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme, Michel Sabbah, nella residenza dell'Ordine di S. Maria di Betlemme (Italia)

 

L’Ordine nel Regno d'Italia

Poco dopo la caduta del regime di Mussolini, il sovrano regnante d'Italia, Vittorio Emanuele III di Savoia, con il decreto Prot.Ug/ № 371 № 1/B del 30 ottobre 1943, e con il decreto Prot.Ug/ № 394 del 18 gennaio 1944, conferma il principe Pietro Amoroso d'Aragona come diretto discendente ed erede della dinastia imperiale Amorea-Frigia, con il titolo "Altezza Imperiale", riconobbe l'Ordine di Santa Maria di Betlemme assieme all'Ordine di San Giovanni d’Acri e San Tommaso, assunse dal principe Pietro Amoroso d'Aragona il titolo cavalleresco di Gran Croce dell'Ordine di Santa Maria di Betlemme (Lettera del Ministero della Corte Reale del 18 dicembre 1943) e da parte sua gli concesse il titolo di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Lettera del Ministero della Corte Reale del 4 febbraio 1944). Venne così definitivamente determinato lo stato dinastico dei due Ordini della Casa Amoroso d'Aragona nel Regno d'Italia; essi furono autorizzati a fare nuove investiture e fu concesso ai cavalieri di indossare i simboli dell’Ordine senza il bisogno di alcuna sovrana autorizzazione.

Nel Decreto Reale del 1944 si legge:
"I cavalieri dell’Ordine Militare e Ospedaliero di San Giovanni d’Acri e San Tommaso possono avere segni dell'Ordine, senza la necessita di una qualsiasi delle Nostre approvazioni Reali, e indosseranno i nastri dei segni sul petto, a sinistra, dopo i segni dell’Ordine Sovrano Militare di Malta e prima dei segni dell’Ordine Militare e Ospedaliero di Santa Maria di Betlemme. Si ordina che il presente Decreto, avente il sigillo dello Stato, entri in vigore esclusivamente dalla data di esso, e che sia valido in ogni occasione e abbia valore in ogni circostanza di fronte alle autorità civili, amministrative e giudiziarie, con una copia rilasciata al Supremo Maestro dell’Ordine Militare e Ospedaliero di San Giovanni d’Acri e San Tommaso a cura del Ministro della Nostra Corte Reale... ".

 

L'Ordine oggi

REPUBBLICA ITALIANA

Nella Sentenza del Pretore di Paliano n.41 del 2 aprile 1954
Pretore Felice De Simone Reg. Gen. N. 23/54 Reg. Sent.

In merito agli articoli apparsi sull’ “Osservatore Romano “ in passato, in merito all’Ordine di Santa Maria di Betlemme, il Giudice chiarisce:
“...In particolare, per ciò che riguarda lo Stato della Città del Vaticano, nessun valore può assumere ai fini della legittimità dei due Ordini in parola il contenuto di taluni articoli apparsi sul giornale “L’Osservatore Romano”, ove si accenna ad una pretesa irregolarità di detti Ordini nei riguardi della Santa Sede. A parte, invero, l’assoluta autonomia degli Ordini stessi, che come si è visto, non sono né pontifici né statali, le generiche affermazioni contenute in quel giornale non possono di certo valere ad infirmare l’essenza di documenti della cui autenticità e legittimità, già ribadita in numerosi giudicati della Magistratura Italiana, non è più lecito dubitare”.

leggesi ancora nella stessa sentenza:
“ ...Accertata così la legalità dei due Ordini Militari e Ospitalieri in argomento e la loro esclusione dal novero dei soggetti destinatari del divieto contenuto nella norma incriminatrice, deve logicamente concludersi che nessun reato ha commesso il Monfisani, nel conferire una tessera di onorificenza dell’Ordine di Santa Maria di Betlemme e nessun reato hanno commesso i tre giudicabili per aver fatto uso delle loro onorificenze, dovendosi ritenere legittimi, e comunque non soggetti alla inibizione di cui alla legge 3 marzo 1951 n.178, sia il conferimento e l’uso delle onorificenze dei due ordini di S. Giovanni d’Acri e S. Tommaso, nonché di Santa Maria di Betlemme, Ordini che per la loro condizione giuridica e per le peculiarità che sono state esaminate, non debbono essere confusi, ripetesi con le svariate organizzazione privatistiche nei cui confronti il legislatore ha inteso dettare quelle norme di carattere punitivo contenuta nella legge predetta...”.

Il 23 maggio 1949, nell'Italia repubblicana, il Tribunale di Vico del Gargano, con il verdetto n. 102/1949 n. 160 R.G. del 23 maggio 1949, ha confermato la validità dell’Ordine nel nuovo stato italiano e l'autenticità dei documenti riguardanti la storia del riconoscimento del patrimonio araldico della casa Amoroso d'Aragona, comprese le bolle papali, i vecchi attestati dei sovrani e i decreti reali di Casa Savoia.

Oggi, l'Associazione dei Cavalieri dell'Ordine di Santa Maria di Betlemme, sotto la guida del principe Angelo Maria Amoroso d'Aragona, definisce la sua missione primaria nel fornire assistenza caritativa ai malati e ai bisognosi. I candidati al titolo di Cavaliere, secondo lo statuto, devono essere presentati dai delegati dell’Ordine durante il Capitolo annuale, a conferma dei loro successi e nobili qualità.

In un periodo limitato, in soli 26 anni, cioè dal 1 ° gennaio 1904 al 25 settembre 1930, sono stati insigniti dell’Ordine Betlemita:
- 110 cardinali della Santa Romana Chiesa
- 223 arcivescovi e vescovi
- 25 principi di case sovrane
- 75 diplomatici e rappresentanti di istituzioni governative di diversi paesi

Nel1992, il principe Luigi Amoroso d'Aragona (1959-1996), concesse la possibilità di insignire del titolo cavalleresco di entrambe istituzioni dinastiche di S. Giovanni d’Acri e S. Tommaso, nonché di Santa Maria di Betlemme, sia agli ortodossi che i protestanti. Fino ad allora i Cavalieri erano esclusivamente di fede Cattolica.

L'Ordine di Santa Maria di Betlemme conta più di un migliaio di Insigniti sparsi in diversi paesi del mondo, la maggior parte di questi vivono in Italia. Il 20 giugno 2009 nella città di Monaco di Baviera è stata istituita una nuova Delegazione dell'Ordine Betlemita, sotto la guida del prelato dell'arcidiocesi di Monaco Baviera, monsignor Adalbert Mehrlein. La cerimonia di apertura della Delegazione è avvenuta in occasione del 550° anniversario della fondazione dell'Ordine. La cerimonia si è tenuta nella Cattedrale e in quell’occasione è stato conferito il titolo di Cavaliere di Gran Croce di Grazia dell’Ordine Betlemita all’Esarca Apostolico della Santa Sede per i cattolici di rito orientale in Germania e in Scandinavia, Sua Eccellenza il Vescovo Mons. Petro Kryk.

In base alle regole contenute nel Capitolo (Cap. № IX, art. 63, 64, 74) e nel decreto del Gran Maestro dell’8 dicembre 1994, l’Ordine si divide tre Classi di Cavalieri: di Giustizia, di Grazia e di Merito;
1 - «Giustizia », questa categoria viene conferita a candidati di origini nobili;
2 - «Grazia» questa categoria viene conferita a sacerdoti e a persone con specchiate parti di nobiltà;
3 - «Merito», questa categoria viene conferita a persone che si siano distinte in azioni speciali o abbiano acquisito meriti particolari.

Ogni Classe ha cinque Gradi
1 – Cavaliere di Gran Collare
2 – Cavaliere di Gran Croce
3 – Grande Ufficiale
4 – Commendatore
5 – Cavaliere

 


Cappella dedicata dell'Ordine di Santa Maria di Betlemme a Rimini

 

I Gran Maestri dell’Ordine Militare e Ospitaliero di Santa Maria di Betlemme in ordine cronologico. sono le Loro Altezze Imperiali e Serenissime i Principi:

1) Daimberto (1459 -1482);

2) Giovanni, fratello di Daimberto (1482 -1519);

3) Francesco, figlio di Giovanni (1519 -1542);

4) Giovanni, figlio di Francesco (1542 -1581);

5) Aminado, figlio di Giovanni (1581-1595);

6) Giovanni Ferdinando, figlio di Aminado (1595 -1620);

7) Carlo Augusto, figlio di Giovanni Ferdinando (1620 -1635);

8) Costanzo Vittorio, figlio di Carlo Augusto (1635 -1684);

9) Donato Alberto, figlio di Costanzo Vittorio (1684 -1722);

10) Filippo Augusto, figlio di Donato Alberto (1722 -1744);

11) Carmine Mattia, fratello di Filippo Augusto (1744 -1762);

12) Ippazio Alessandro Filippo, figlio di Carmine Mattia (1762 -1779);

13) Vito Nicola Carmine, figlio di Ippazio Alesandro (1779 -1821);

14) Felice Vito, figlio di Vito Nicola Carmine (1821-1881);

15) Salvatore, figlio di Felice Vito (1881-1899);

16) Luigi Cesario Spiridione, figlio di Salvatore (1899 -1931);

17) Pietro, figlio di Luigi Cesario Spiridione (1931-1944);

18) Luigi, figlio di Angelo fratello di Pietro (1944 -1996);

19) Angelo Maria I, figlio di Luigi (1996 - ...).

 

 


 

Tutti i materiali e i documenti sono depositati nella Gran Cancelleria dell'Ordine di Santa Maria di Betlemme

(Via dell'Immacolata, 13-31100 Treviso fax 0422-1780767)

Autore: e' il Gran Cancelliere ereditario, marchese Gran Collare dott. Paolo Cecconato di Pergamo

 


 

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